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11/07/2024 Orizzonte Scuola- Con inflazione oltre il 18% e incremento stipendi del 5,8%, lavoratori scuola in perdita.

Intervista al Coordinatore Nazionale della Gilda su Atto d'indirizzo Contratto scuola 22-24
Antonietta Toraldo 14 Luglio 2024 5 minuti letti
Rassegna Stampa

Intervista al Coordinatore Nazionale della Gilda su Atto d’indirizzo Contratto scuola 22-24

 

 

Nei giorni scorsi, il Ministro dell’Istruzione Valditara ha convocato un incontro con le organizzazioni sindacali per illustrare la bozza dell’Atto d’indirizzo sul Contratto scuola 2022-2024, alla cui realizzazione prenderanno parte i tre Ministeri, dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca, della Funzione Pubblica. Le risorse attualmente previste risultano insufficienti a coprire l’aumento d’inflazione nel triennio di riferimento del contratto. Il sindacato Gilda Insegnanti chiede maggiori risorse.

Al centro della proposta c’è un sostanziale aumento delle retribuzioni base per il personale scolastico di circa 3 miliardi di euro. Le risorse attualmente previste risultano insufficienti a coprire l’aumento d’inflazione nel triennio di riferimento del contratto. L’aumento dello stipendio su alcuni redditi viene quasi completamento annullato dall’incremento della tassazione.

Il sindacato Gilda Insegnanti chiede maggiori risorse sottolineando un’attenzione al cuneo fiscale

“Per forza – dice il coordinatore nazionale di Gilda, Rino Di Meglio, rispondendo ad una nostra intervista – perché tenga conto che parliamo del triennio 22-24, si parla di un incremento di risorse del 5,8%, che sembra tanto rispetto al contratto presente, ma in realtà parliamo di un triennio dove abbiamo avuto un’inflazione. I conti variano sull’inflazione come è ben noto, però nessuno scende sotto il 18%, a seconda che la calcoli l’Istat o qualche altro ente, addirittura vanno attorno al 19%. Allora se noi abbiamo avuto un’inflazione del 19% e tu mi dai un aumento scarso del 6%, vuol dire che chi lavora nella scuola va in perdita rispetto al proprio potere d’acquisto, è semplicemente drammatica la situazione. In altri paesi europei, perché l’inflazione ce l’hanno anche loro, gli aumenti sono stati molto più sostanziosi in tutti i contratti”.

“Servirebbe almeno il doppio per arrivare ad una cosa decorosa – continua Di Meglio – perché poi la politica cosa ti risponde? Due cose: primo, che i soldi non ci sono; secondo, che hanno già dato attraverso altri provvedimenti, tipo quello del cuneo fiscale, che dà dagli 80 ai 120 euro a persona, però come ben sappiamo intanto è una misura temporanea. Ho fatto presente al Ministro Valditara, che non è uguale per tutti, perché il cuneo fiscale funziona fino a 35.000 euro. Se uno guadagna 35.001 euro perde tutto, non ha più niente. Ho fatto presente il paradosso, vediamo un insegnante anziano che ha 33.000 euro di reddito, fa 3.000 euro di fondo di istituto e di attività accessoria, a quel punto perde 2.500 euro di cuneo fiscale, quindi ha lavorato per niente, praticamente.”

Gilda propone una redistribuzione delle risorse accessorie, suggerendo di assegnarle agli insegnanti che si impegnano direttamente con gli studenti, piuttosto che destinarle a funzioni amministrative

“Premettiamo una cosa, che anche il fondo di istituto, che negli altri ministeri chiamano trattamento accessorio, nella scuola è ridicolo perché la media sono un migliaio di euro pro capite, sempre parliamo di soldi lordi, quindi una cifra piuttosto bassa. Lei pensi che, restando nel nostro comparto, andiamo a vedere le università, abbiamo un fondo accessorio medio di 5.000 euro per dipendente, per esempio, quindi già sono pochi i soldi; dopodiché spesso sappiamo che queste risorse delle scuole vengono disperse per indirizzarle non verso il miglioramento dell’offerta formativa, ma verso attività di carattere burocratico, di supporto al dirigente, alla scuola, però sono pensioni di carattere di tipo amministrativo; noi chiediamo che queste risorse siano indirizzate a chi lavora con gli alunni.”

A proposito del docente stabilmente incentivato?

“Il ministro ha fatto capire che questa figura dovrebbe non esserci più o comunque dovrebbe essere diluita. Questa figura del docente stabilmente incentivato a noi non piace per niente, non è mai piaciuta.” Si parla di un sistema di incentivi misto, quindi figure più flessibili orientate al supporto didattico e all’implementazione dei piani formativi. Questo sistema misto andrebbe a combinare compensi annuali per funzioni specifiche con incentivi statali ottenibili al termine di un percorso di più anni. “Esatto, non è l’ottimale che vorremmo noi, ma rispetto al docente stabilmente incentivato, che per noi non va assolutamente, ci pare un passo avanti. Poi l’effetto molto positivo è che toccherà alla contrattazione stabilire queste cose.”

Altri due punti. Il potenziamento della formazione professionale continua per i docenti e l’attenzione su ATA e DSGA

“Per quel che riguarda la questione della formazione, ciò che a noi starebbe a cuore è che vi fosse una possibilità. Intanto i soldi per la formazione ci sono sempre, ma molto spesso mancano i soldi per pagare i docenti che fanno formazione. Perché, con il contratto 1921, abbiamo raggiunto quello che per noi era un obiettivo importante: far scrivere a chiare lettere che anche per i docenti, come per tutti i i lavoratori avviene già, che la formazione per i docenti è attività lavorativa. Non è un passatempo che si fa a proprie spese. Il problema è che, come al solito, anche lì i soldi sono pochi e non bastano a pagare l’attività degli insegnanti, questo non ci fa contenti. L’altro problema che ho segnalato al Ministro è che molto spesso, siccome anche la formazione sta diventando un business, non c’è garanzia di qualità nelle offerte di questi prodotti, chiamiamole così, che arrivano alle scuole. Una bella frase dice che: hanno riempito di nulla il vuoto.”

 

Gli ATA della scuola sono i peggio pagati del pubblico impiego. Facciamo un paragone tra lo stipendio di un assistente amministrativo della scuola e uno dell’università, va a vedere le tabelle che stanno legate al contratto e si accorge che c’è un 30% di differenza, ma le pare una cosa normale? Il collaboratore scolastico della scuola prende 1.000 euro e quello dell’università ne prende 1.300, il lavoro è esattamente lo stesso.”

 

 

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Antonietta Toraldo

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